Scopri come ottenere effetti caldi e freddi in poche mosse “La divisione toni, terza parte!”

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Scopri come ottenere effetti caldi e freddi in poche mosse “La divisione toni, terza parte!”

La divisione toni – terza parte

Prima:

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Dopo:

 

Perdi troppo tempo nel creare effetti unici per le tue foto?

Cerchi un metodo più veloce?

Allora guarda questo video.

Scopri come ottenere effetti caldi e freddi in poche mosse “La divisione toni, terza parte!”

 

Hai un problema con una “dominante colore” presente nella tua fotografia?

Allora guarda il video.

Come risolvere una dominante colore nella tua fotografia con “La divisione toni – Prima parte!”

 

Vuoi stupire i tuoi amici o i tuoi clienti con un effetto unico? Allora guarda questo video:

Vuoi stupire i tuoi amici con un effetto unico? La divisione toni può esserti utile, seconda parte!

 

Come sempre divertitevi anche voi, e se volete potete postare i vostri lavori qui sotto

 

Ciao alla prossima

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La storia della “comunicazione visiva”, cosa può insegnarci?

La prima “comunicazione visiva”

Un grande professore del graphic designer, Michele Spera, disse: “La scrittura è un mezzo per comunicare ai propri simili pensieri, avvertimenti, idee”.

L’uomo ha sempre sentito il bisogno di comunicare. Quando la scrittura, ancora non esisteva, si serviva di corde, rametti, qualsiasi cosa permettesse loro di trasmettere un pensiero.

Successivamente, imparò a comunicare tramite dipinti e incisioni.

Ed è da qui che nasce la storia della grafica.

Oggi, questo tipo di “comunicazione visiva” , che prende il nome di “pittogramma”,  cioè disegno o simbolo stilizzato in uno o più colori caratterizzato da semplicità e chiarezza.

Una vera arte, accompagnata da grande creatività, che con il tempo diventava sempre più semplificata e stilizzata fino ad assomigliare alle lettere.

Nasce così la scrittura “alfabetica”.

C’è tanto da imparare da loro. Partendo dalla loro capacità di creare dei concetti, dei racconti con strumenti semplici, alla loro capacità di trovare una soluzione al loro bisogno di comunicare con l’utilizzo di disegni fini alle lettere . Oggi, però, vi  voglio parlare di una scrittura che non si è mai evoluta all’alfabetica.

Di quale lingua sto parlando?

Del “cinese”.

La “scrittura cinese”

La scrittura cinese, a differenza delle altre, è formata da segni, simboli, tutti ben studiati, dove ogni carattere comunica perfettamente il suo significato.

Tale scrittura è in uso in un vasto paese, dove, nonostante i vari dialetti, ogni segno pronunciato in diversi modi, trasmette sempre lo stesso significato.

Oggi esistono 54.000 caratteri cinesi.

La “scrittura cinese” cosa può insegnarci?

La lingua cinese è molto complessa, e basta leggere tutta la sua storia per comprenderlo sempre di più. Ciò che ammiro di questa scrittura è che rappresentano messaggi, idee, oggetti usando solo dei segni.

Questo è arte. Un’arte unica che può insegnarci tanto, perché?

Quando state lì con carta e matita o davanti il computer per progettare per esempio un logo, non facciamo anche noi lo stesso? Non cerchiamo e ricerchiamo di trovare una soluzione migliore per rappresentare pensieri, parole, oggetti, idee con solo l’uso di segni, disegni semplificati o stilizzati, o solo un uso di caratteri?

Quindi, non pensate che ogni carattere cinese potremmo definirlo come un progetto di un logo o marchio?

Il professore Michele Spera, con la frase citata all’inizio, si riferiva anche a questo.

Lui prova ammirazione per questa scrittura, perché la definisce un’arte, vede ogni carattere cinese non come un carattere in se stesso, ma come tanti loghi armoniosi e di grande bellezza.

Certo, non potrò mai paragonarmi al professore Michele Spera, il suo parere conta molto di più, ma personalmente concordo in pieno con il suo pensiero.  Ogni loro carattere esprime bellezza e armonia, e racchiudono con il massimo della semplicità significati astratti e non, solo con l’uso di segni.

Oggi abbiamo una vastissima disponibilità di elementi, ma la domanda è: siamo sicuri che avvalerci di tanti elementi sia veramente la soluzione migliore?

Mi spiego meglio con un esempio. Dobbiamo realizzare un logo per un’azienda che vende navi da crociera. Abbiamo a questo punto a disposizione vari elementi, per esempio l’ancora, il timone, la nave, il salvagente, il mare, le onde del mare e così via. Quanti elementi è giusto usare in un logo? Uno? Due? Tre? Quattro? Non c’è una regola precisa, ma non pensate che se inseriamo troppi elementi rischiamo di confondere troppo le idee e alla fine anziché trasmettere un messaggio preciso, riusciamo solo a distrarre l’attenzione delle persone da esso?

Non pensate che la scrittura cinese potrebbe essere per noi una fonte di ispirazione? Imitandola potremmo migliorare le nostre tecniche e riuscire a comunicare con pochi elementi, ma ben scelti e accurati, rendendoli più semplici e più armoniosi.

Certo, sicuramente, dietro a ogni carattere cinese c’è dietro uno studio profondo. Lo stesso vale per il logo o marchio.

Creare un logo non è facile e se vogliamo rispettare la regola della semplicità, non possiamo far altro che studiare, tentare e ritentare fino a quando non troviamo la soluzione migliore.

I caratteri “Hangul”

Oltre il cinese, esiste un’altra scrittura, che può insegnarci qualcosa di importante, avete mai sentito parlare dei caratteri “Hangul”?

È una lingua coreana,  che non esisteva fino a 5 secoli fa.

Nasce dall’esigenza di far comunicare tra loro persone e bambini, che non potendo frequentare la scuola, non riuscivano a imparare i caratteri cinesi. Quindi, si pensò di creare una nuova scrittura composta da pochi caratteri, ma più diretti e ancora più semplici, che messi insieme riuscivano a formare vari pensieri, idee, parole e oggetti.

Inizialmente, tali caratteri erano formati da 28 lettere, oggi di questi, sono in uso solo 24.

Cosa impariamo dalla storia dei caratteri Hangul?

Ecco cosa ho imparato io:

Spesso, quando progetto  un logo o un marchio, ho capito che è importante tener conto del vasto pubblico che abbiamo. Un pubblico che può essere formato da persone adulte, ma potrebbe essere composto anche da bambini o semplicemente da persone che non parlano la nostra lingua e che quindi, solamente dal logo o marchio dovrebbero essere in grado di capire, percepire di cosa l’azienda tratta. Quindi, è importante progettare un logo chiaro, immediato e riconoscibile.

Questi tre aggettivi si legano tra loro.

Faccio un esempio: per essere riconoscibile, un logo deve rimanere impresso nella mente delle persone. Ma se questo logo non è chiaro, forse perché è composto da troppi elementi, o per altro, per voi come potrà mai essere ricordato facilmente?

Un logo è vincente quando corrisponde a tutte queste caratteristiche.

Ogni giorno e per ogni progetto mi concentro su questi obiettivi per migliorarmi, per crescere e per dare alle aziende un progetto che può lasciare il segno.

Questo è diventato uno dei motti della mia vita.

C’è sempre da imparare e da crescere.

Esistono altri codici di comunicazione dai quali possiamo imparare qualcosa, per esempio il “Brail”, il “codice morse”, e segnali a bandiera e di luce e così via.

Per oggi mi fermo qui.

Conclusioni

Il mondo del grafico designer è molto vasto, e la vita e tutto ciò che ci circonda può essere per noi fonte di ispirazione per imparare e crescere sempre di più.

Le incisioni, i dipinti, le scritture sono solo alcuni esempi di fonti da cui possiamo apprendere.

Se questo articolo vi è piaciuto, cliccate su “mi piace”. Grazie a chiunque lo farà.

Se volete esprimere un vostro pensiero, mi farebbe piacere. Il bello della vita è anche la possibilità di imparare e crescere con critiche costruttive dagli altri e non solo da se stessi.?

Dopo questa vena poetica ?

Alla prossima

Nicoletta 

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Vuoi stupire i tuoi amici o i tuoi clienti con un effetto unico? La divisione toni può esserti utile, seconda parte!

La divisione toni, seconda parte!

Nella prima parte di questo video Tutorial, abbiamo visto come applicare la divisione toni su un’immagine a colori.

Oggi, vedremo come applicare questo filtro in una fotografia in bianco e nero.

Non spiegherò come funziona questo pannello nei minimi particolari, ma chi è interessato consiglio di andare a vedere il video Tutorial precedente: “La divisione toni, parte 1”, dove spiego tutto nel dettaglio e riporto un esempio di come applicare questo filtro su una fotografia a colori.

Quello che distingue la divisione toni dagli altri procedimenti, è che possiamo applicare due tipi differenti di toni a un’unica fotografia in pochissime mosse.

Adesso, basta parlare, vediamo nella pratica come la divisione toni può esserci utile in una fotografia in bianco e nero. 

Cliccate qui.

Buona visione

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Come sempre, anche voi provate con i vostri scatti e soprattutto divertitevi

Ciao e alla prossima

Nicoletta

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Qual è il software giusto per il mio progetto?

Qual è il software giusto per il mio progetto?

Nell’articolo precedente: “Differenza tra grafica raster o bitmap e grafica vettoriale“, mi sono limitata a un confronto tra i due tipi di grafiche.

Perché l’ho fatto?

Perché conoscere le loro caratteristiche ci aiuterà a scegliere e usare il programma adatto per i nostri progetti.

A questo punto, di quali programmi parliamo?

Per la grafica raster sicuramente il programma più usato al mondo è Adobe Photoshop.

Questo software ti consente di creare e ottimizzare fotografie, illustrazioni e grafica 3D, progettare siti web e app mobile. Elaborare video, animazioni, simula veri e propri dipinti e tante altre operazioni.

Praticamente, si può realizzare veramente di tutto.

Quindi, a questo punto, basta avere  Adobe Photoshop nel nostro computer per poter realizzare qualsiasi progetto?

Si e no!

Tranquillo/a ora spiego il motivo di questa risposta.

Hai  una fotografia? Vuoi svilupparla, modificarla, ritoccarla o manipolarla?

Adobe Photoshop è sicuramente il migliore.

Vuoi disegnare? Con Photoshop puoi farlo.

Pensa, da quest’anno adobe, con le sue novità, ci dà la possibilità di ottenere dei risultati veramente ottimali.

Vuoi creare loghi, volantini, espositori vari?

Tu come risponderesti a questa domanda?

Beh, il mio “si e no” è dovuto proprio a questo.

Molto probabilmente se sei solo un amante della grafica, risponderai sicuramente di sì.

E non si può dire che non è possibile, perché Photoshop ha a disposizione alcuni strumenti che ci permettono veramente di realizzare tutto quello che vogliamo, compreso loghi, volantini e così via, ma la domanda è: esistono software più adatti, creati proprio per questi progetti? Tu sei un amatoriale o usi questi software per lavoro?

Adobe ci ha fornito altri due software fantastici.

C’è da aggiungere, che Adobe non è l’unico ad aver creato software per la grafica, come Illustrator. Infatti un altro programma molto usato è CorelDraw.

Sono due software concorrenti, ma entrambi i migliori per la progettazione di disegni vettoriali, ricchi di strumenti avanzati.

Io, per comodità, parlerò solo di Adobe Illustrator. Non me ne vogliate per questa decisione, ma negli ultimi tempi mi è capitato di usare di più Illustrator.

Avete notato in cosa sono entrambi forti questi software? Sulla progettazione di disegni vettoriali.

Ecco, il motivo per cui ho parlato nell’articolo precedente di grafica raster e grafica vettoriale.

Se non sapete la differenza di grafica raster e Illustrator, vi consiglio, prima di continuare di leggere questo articolo: “Differenza tra grafica raster o bitmap e grafica vettoriale”.

Perché la risposta alla domanda: “Quale software è adatto per i miei progetti?”, dipende principalmente da questo.

Per capirci meglio, mettiamo a confronto i due software:

Adobe Photoshop e Adobe Illustrator.

Le differenze principali sono:

Adobe Photoshop

Adobe Photoshop si basa su una griglia composta da punti detti pixel, che formano l’immagine. Quindi è composta da una grafica raster.

L’immagine raster possiamo ingrandirla o diminuirla a nostro piacimento. Nel farlo però abbiamo delle limitazioni, perché non possiamo ingrandirla all’infinito, perché altrimenti otterremo un risultato pessimo,  vedremo la nostra immagine sgranata.

Certo, migliore sarà la qualità dell’immagine e più possiamo ingrandirla.

Sicuramente!

Infatti per questo invito chiunque abbia una reflex di non scattare in jpg ma in Raw, perché il Raw conserva tutte le informazioni e quindi ci permette di avere un’immagine il più possibile di alta risoluzione.

Adobe Illustrator

Ora vediamo di conoscere Adobe Illustrator.

Adobe Illustrator non si basa su una grafica composta da punti, ma da forme geometriche, come linee, curve, aree. Quindi è composto da una grafica vettoriale.

Per questo, ci permette di avere un’immagine più elevate, la quale possiamo ingrandirla tutte le volte che vogliamo e in qualsiasi dimensione vogliamo, senza perdere di qualità.

Faccio una premessa:

Non parliamo d’immagini importati in questo software, come scatti fotografici, in quanto la fotografia si basa su una composizione di pixel, che uniti formato l’immagine. In questo caso parliamo di un’immagine vettoriale.

 

Un’altra differenza sta nel profilo colore.

Adobe Photoshop

Adobe Photoshop gestisce un metodo colore RGB, quindi un metodo additivo, che si basa sulle luci, le crea.

Il profilo RGB lo ritroviamo su tutte le immagini web, sulle tv, sui nostri tablet, ma non sulle stampanti, o meglio non su stampe dove necessita una grafica vettoriale, come, per esempio, tutti quei progetti connessi al branding e altri file di stampa particolari.

Ora potete obiettare dicendo che Photoshop ci permette di modificare il profilo colore è scegliere CMYK, ma tenete conto che, non è comunque possibile, trasformare un’immagine raster in vettoriale.

Adobe Illustrator

Adobe Illustrator, invece, gestisce un profilo colore CMYK. Tale metodo colore è lo stesso che viene usato dalle stampanti, sia dalle nostre stampanti che abbiamo a casa, sia dalle stampanti di tipografie o laboratori.

Inoltre, a differenza di Adobe Photoshop, questi software ti permettono di convertire i file in formati raster, come jpg, png, gif.

 

Quindi, se ci viene commissionato un progetto di un logo, o delle etichette e tanto altro, quale software scegliereste?

Io sceglierei Adobe Illustrator, perché so che un logo potrebbe essere stampato su un biglietto da visita, o nel web e fino ad esso, posso star tranquilla anche se l’ho creato tramite Photoshop, ma se poi questo logo viene stampato su un cartellone pubblicitario, allora si che mi preoccuperei del risultato. Con Illustrator, invece, sono tranquilla perché il risultato sarà sempre ottimale

Nel caso in cui devo realizzare una copertina Facebook o un post, o delle grafiche per web o soprattutto per un fotoritocco perfetto e così via, non avrei nessun dubbio,  Adobe Photoshop è il migliore.

E se ci viene commissionato un lavoro di impaginazione? Come un libro, una rivista, un eBook e così via? Sicuramente il software più adatto è Adobe Indesign.

Insomma, Adobe ha pensato proprio a tutto, per ogni tipo di progetto ha creato per noi dei programmi favolosi.

CONCLUSIONE

Se sei un appassionato, Adobe Photoshop fa per te, perché è il software che ti permette veramente di fare di tutto, ma se sei un professionista è importante non sottovalutare le differenze di tali programmi, ma dobbiamo essere sempre in grado di  riconoscere quale software usare in base al progetto da realizzare.

Se questo articolo vi è piaciuto, cliccate su “mi piace”. Grazie a chiunque lo farà. J

Se volete esprimere un vostro pensiero, mi farebbe piacere. Il bello della vita è anche la possibilità di imparare e crescere con critiche costruttive dagli altri e non solo da se stessi.?

Dopo questa vena poetica ?

Alla prossima

Nicoletta

 

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Come risolvere una dominante colore nella tua fotografia con “La divisione toni – Prima parte!”

La divisione toni – Prima parte!

La divisione toni è un argomento molto discusso.

Alcuni dicono che sono molto utili, altri asseriscono che questi parametri non si devono assolutamente modificare.

Lo ammetto, fino a non molto tempo fa la pensavo anche io così, per me modificare questi parametri equivaleva a danneggiare la fotografia.

Beh, con il tempo ho scoperto che non è così.

Per questo oggi, ho deciso di dedicare  diversi tutorial a questa scheda di Adobe Camera Raw.

I motivi principali sono due:

  1. Perché ho intenzione di mostrarvi alcuni effetti particolari che possiamo ottenere grazie alla divisione toni.
  2. Per spiegarvi come funzionano, in quali circostanze usarli e  soprattutto, come non farvi aver più paura di questi parametri.

Per questo tutorial ho selezionato due foto, per farvi vedere come applicare la divisione toni in queste due diverse circostanze.

Quindi, mettiamoci a lavoro e vediamo cosa ci permetterà di fare.

In questo link trovate il video di questo tutorial:

Tutotial: Divisione toni – Parte 1

Che ne dite? Abbiamo ottenuto un risultato migliore? Siamo riusciti a risolvere con pochi passi un problema della nostra foto?

Ci saranno almeno altri due tutorial dedicati alla divisione toni. Quindi vi aspetto anche per i prossimi

Se questo tutorial vi è piaciuto non dimenticate di mettere un “mi piace” e se lo desiderate potete esprimere la vostra opinione lasciano un commento.

Come sempre, anche voi provate con i vostri scatti e soprattutto divertitevi 😉

Ciao e alla prossima

Nicoletta

 

 

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Differenza tra grafica Raster o Bitmap e grafica vettoriale

Differenza tra grafica Raster o Bitmap e grafica vettoriale 

Negli ultimi decenni l’immagine è diventata essenza della nostra vita. L’immagine viene usata per trasmetterci un messaggio, un’emozione, raffigurare una verità, comunicarci.

Esistono dei casi in cui l’immagine accompagna delle parole, per rafforzare il messaggio che esse stesse vogliono comunicare.

Altre volte, viene usata da sola per dare la possibilità all’interlocutore di essere libero di interpretarla, di far scaturire in sé una propria emozione.

Esistono un’infinità di tipi di immagini.

In questo articolo parlerò dell’immagine grafica digitale.

L’immagine grafica digitale è una disciplina artistica che, tramite il computer, ha come obiettivo la creazione di un’immagine statica, un filmino o un’animazione temporanea, per comunicare un’informazione o un messaggio. 

L’immagine statica o fissata può essere riportata su un supporto fisico, come la carta o la tela oppure su uno schermo di visualizzazione, come il computer o la televisione.

I filmini o le animazioni invece possono essere trasmessi solo tramite uno schermo di visualizzazione.

La grafica digitale si suddivide in:

  • Grafica raster o bitmap;

  • Grafica vettoriale.

     

Visto che la grafica digitale è stata possibile solo grazie all’invenzione del computer, avvenuta nel XX secolo, è importante che comprendiamo prima la funzione del colore e i metodi di colore che vengono utilizzati dal computer.

Oltre alla scala di grigi, al bianco e al nero si utilizzano principalmente due tipi di mescolanza di colori, ovvero la mescolanza additiva e quella sottrattiva.

Entrambi, vengono utilizzati dai svariati software esistenti.

 

Mescolanza o sintesi additiva (RGB)

La mescolanza additiva è composta dai colori primari che sono:

  • rosso;
  • verde;
  • blu.

Da questi 3 colori prende il nome la sigla RGB che in inglese sono: red, green e blue.

Tali colori vanno a comporre lo spettro elettromagnetico.

Esso indica l’insieme di tutte le possibili frequenze delle radiazioni elettromagnetiche.

Quindi, abbiamo agli estremi i colori rosso e blu e nel mezzo c’è il verde, miscelandoli tra loro, otteniamo tutti i colori presenti nello spettro stesso, che sono il ciano, giallo e magenta, invece se sommati in parti uguali otteniamo la luce (o colore) bianco.

Visto il funzionamento della mescolanza additiva RGB, tale tricromia è utilizzata soprattutto in progetti grafici destinati a uno schermo di visualizzazione come la televisione, il computer, l’ipad eccetera, in quanto sono tutti elementi che producono luce.

Invece, per tutto quello che viene stampato, per ottenere un risultato ottimale, è necessario usare la mescolanza sottrattiva.

Vediamo il perché.

 

Mescolanza Sottrattiva CMYK

La mescolanza o sintesi sottrattiva CMYK utilizza i colori primari dei pigmenti.

I pigmenti (o toner per stampanti) assorbono in modo selettivo solo alcune lunghezze d’onda della luce, mentre le altre vengono riflesse.

Le onde della luce riflesse danno vita a un determinato colore.

Il nome “mescolanza sottrattiva” nasce proprio dal funzionamento di questa stessa, in quanto, questa volta il colore di un pigmento è dato dalla sottrazione di radiazioni della luce bianca che noi percepiamo.

I colori principali sono:

  • ciano;
  • magenta;
  • giallo.

Sommandoli otteniamo il nero.

Il colore nero però non è mai puro, per questo motivo viene aggiunto un pigmento nero artificiale.

Le stampanti utilizzano questa mescolanza sottrattiva CMYK. Per questo è importante che quando si progetta della grafica per la stampa lavoriamo in CMYK, così otterremo un risultato migliore.

 

ATTENZIONE:

Non sempre il colore che vediamo sullo schermo sarà uguale a quello che vedremo una volta stampato.

Quindi, prima di avviare un file in laboratorio, facciamo delle prove, in modo da essere più sicuri del risultato che otterremo.

Un’altra parentesi voglio aprirla per lo sviluppo e il ritocco di scatti fotografici. Le fotografie, una volta elaborate, spesso vengono stampate.

Sorge la domanda. In questo caso che tipo di spazio colore è corretto impostare? RGB o CMYK?

Per approfondire potete dare un occhiata a questo articolo “Spazio colore” in Adobe Camera Raw o in Adobe Photoshop, cos’è? Ma soprattutto quale devo scegliere?

Spiegato la mescolanza additiva e sottrattiva, ora possiamo parlare della differenza tra grafica raster e grafica vettoriale.

 

Grafica raster o bitmap

Il termine inglese “raster” significa griglia. Invece il termine “bitmap” significa mappa di bit. I bit sono i pixel.

Da questi due termini comprendiamo che la grafica raster o bitmap non è altro che una griglia composta da punti detti pixel.

Il pixel è l’elemento più piccolo che costituisce un’immagine, dei punti di forma quadrata, e possiede tutte le informazioni di colore e intensità.

Se messi insieme come in una griglia, esse formano un’immagine.

Una volta che parliamo di colore, di conseguenza ci riferiamo alle mescolanze di colore citate prima. Quindi, visto che gli schermi, sia del computer che di qualsiasi altro dispositivo digitale, utilizzano per formare un’immagine lo spazio colore RGB, di conseguenza è questa la mescolanza di colore usato per la grafica raster o bitmap.

Un’immagine può essere formata da più o meno pixel. Tale densità di pixel presenti in una certa unità di misura, viene quantificata e indicata dalla risoluzione.

Infatti, in un’immagine, più pixel abbiamo e più la risoluzione di un’immagine è alta, quindi avremo una qualità migliore.

Esistono due tipi di misura della risoluzione:

  • DPI (Dots per Inch), cioè pixel o punti per pollice;

  • PPI, cioè pixel o punti per centimetri.

 

Il DPI indica i punti di stampa, cioè la definizione di stampa e stabilisce il numero di punti stampati per ogni pollice. Per questo motivo, più la risoluzione DPI è maggiore e più la qualità dell’immagine stampata è alta. 

Lo standard ideale per ottenere una buona stampa è 300 DPI. Per la fotografia il valore oscilla tra i 240 e i 300 DPI.

Invece, per la riproduzione grafica solo per schermi è sufficiente il valore di 72 DPI, perché per la visualizzazione dello schermo, l’impostazione di DPI è irrilevante.

Invece, il PPI è il rapporto tra i pixel di un’immagine e i pollici della diagonale dello schermo, quindi quando parliamo di PPI ci riferiamo ai display e alla densità di pixel, in quanto ci rivela quanti pixel sono presenti per ogni pollice.

Spesso non importa impostare il PPI per la stampa, perché molti dei driver di stampa sono in grado di calcolare da sé il valore corretto di PPI.

Comunque, per una stampa professionale, spesso il valore di PPI supera i 300, invece per una stampa in casa varia tra i 240 e i 300.

Teniamo comunque conto che l’occhio umano da lontano non riesce a percepire una risoluzione maggiore di 270 PPI, da vicino, come per esempio davanti un computer, tale percezione sale tra i 320 e i 340.

Nel momento in cui vogliamo, tramite il software di grafica, salvare la nostra immagine, abbiamo variate possibilità.

La scelta di quale scegliere dipende dal tipo di uso che ne faremo.

Vediamo quali sono i principali formati di salvataggio.

Formati di immagine raster o bitmap

 

Tali formati si suddividono in tre categorie:

  • Non compressi;
  • Compressione lossless;
  • Compressione lossy.

Esaminiamoli una alla volta.

 

Non compressi

Essi sono i file che pesano maggiormente sulla memoria fisica del computer, e sono:

Raw: è l’unico file definito “negativo” o “grezzo”, perché conserva tutte le informazioni originali dell’immagine. Per questo motivo è utilizzato dai software della macchine fotografiche, per mantenere così tutte le informazioni dello scatto originale;
Bmp: Windows Bitmap, utilizzato per la rappresentazione di immagini raster su sistemi operativi Microsoft Windows. E’ ottimo per velocizzare la lettura e la possibile modifica.

Compressione lossless

Rispetto ai file non compressi, comportano un minor peso nella memoria fisica del computer, senza aver nessuna perdita di qualità, e sono:

Tiff: Tagged Image File Format, mantiene più di tutti, le informazioni importanti, per questo usato per lo scanner e i stampati, come per esempio la fotografia;

Png: Portable Network Graphics, uno dei formati compressi più usati, in quanto pesa poco e mantiene le eventuali trasparenze. Per questo è utilizzato soprattutto per la grafica web;

Gif: Graphics Interchange Format, viene utilizzato soprattutto per salvare immagini animate;
 

Compressione lossy

Con questi tipi di formati dobbiamo fare attenzione perché perdono di qualità ogni volta che vengono salvati e modificati. Occupano poco spazio sulla memoria fisica del computer e quindi sono utili per lo scambio di file tramite internet, in quanto si caricano con una maggiore velocità

Jpeg o jpg: Joint Photographic Expert Group, il primo standard internazionale di compressione dell’immagine digitale. Comprime sia i livelli di grigio che i colori.

 

Grafica vettoriale

La grafica vettoriale è anch’essa una tecnica utilizzata in computer per la realizzazione di un’immagine.

Essa è caratterizzata non più da soli punti, ma da forme geometriche come linee, punti, curve e poligoni ai quali possono essere attribuiti colori e sfumature.

Le componenti principali sono appunto le linee, le curve e le aree.

Grazie a queste caratteristiche, viene utilizzata nell’editoria, nell’architettura, nell’ingegneria e nella grafica realizzata al computer.

Un esempio di grafica vettoriale è la font. Sono realizzati con questo sistema per consentire la variazione delle dimensioni dei caratteri senza perdere di definizione.

I vantaggi, rispetto alla grafica raster, sono diversi.

Esaminiamone alcune:

 

I vantaggi

Visto che le immagini vettoriali sono costituite da forme geometriche è possibile ingrandirle e rimpicciolirle all’infinito e senza mai perdere la risoluzione originaria dell’immagine stessa. Questo perché le forme geometriche seguono di base la regola delle equazioni matematiche;
Rispetto ai file raster, i file vettoriali occupano meno spazio sulla memoria di massa e sulla RAM;

I file vettoriali non necessitano, in tutti i casi, di essere aperte solo con programmi adatti per la grafica vettoriale, ma è possibile aprirli anche con un editor di testo e modificarli;
Le varie parti che compongono un’immagine vettoriale, possono in qualsiasi momento essere modificate e separate.

 

Gli svantaggi

La progettazione e la realizzazione di un’immagine vettoriale non è intuitiva come quella raster;
Necessita di molte risorse e conoscenze dei software di grafica vettoriale.
Anche nel caso di grafica vettoriale abbiamo vari formati.

 

Formati di immagini vettoriali

AI: è un formato personalizzato e predefinito dal software stesso, che in questo caso è Adobe Illustrator;

EPS: Encapsulated Postscript tale formato consente di incapsulare immagini raster;

PDF: Portable Data Format, ci permette di condividere, indipendentemente dalla piattaforma usata, i file vettoriali di immagini o testi. Conserva tutte le informazioni di forme, colori e font contenuti all’interno del file originale. Tale formato è stato sviluppato da Adobe;

PS: Postscript, sviluppato da AdobeSystems per la stampa di documenti su stampanti laser e per la memorizzazione di immagini vettoriali;

DCS: Desktop Color Separation, sviluppato originariamente da Quark per tenere separati i dati ad alta risoluzione dall’anteprima a bassa risoluzione;

PICT: Sviluppato da Apple Computer per la piattaforma Macintosh in grado di memorizzare sia immagini vettoriali che raster.

La conversione da grafica vettoriale a raster è molto semplice, in quanto molti software predispongono di un salvataggio dei file apposito per questo tipo di conversione.

 

Conclusioni

Sia la grafica di immagini vettoriali che quelle raster sono molto importanti per un grafico.

Bisogna conoscere bene le varie funzioni, perché da questo scegliamo di usare uno o l’altro software per la progettazione e realizzazione dei nostri progetti.

Per esempio, se dobbiamo ritoccare delle fotografie dobbiamo assolutamente lavorare con un software per immagini raster.

Invece, se dobbiamo progettare un logo, l’ideale è un software per immagini vettoriali.

Che ne pensate di questo articolo? Conoscete altre differenze tra grafica vettoriale e raster? Se volete potete commentare qui sotto.

Alla prossima

Se volete, potete seguirmi sulla mia pagina facebook “Nicoletta Rosone Grafico Freelance” o sul mio sito www.nicolettarosone.it

Nicoletta

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Un bianco e nero fuori dagli schemi!

Un bianco e nero fuori dagli schemi!

Nel video precedente abbiamo visto due metodi in Adobe Camera raw per convertire una fotografia a colori in bianco e nero.

Oggi, vedremo come far parlare la nostra fotografia, cosa il bianco e nero può arrivare a trasmettere dei sentimenti, delle emozioni.

Quindi, se siete tra quelli che amano osare, che sanno anche andare oltre alla fotografia tradizionale. Allora questo video fa per voi!

Buona visione!

Ecco il link: “Un bianco e nero fuori dagli schemi”

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Nicoletta

 

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Il bianco e nero in Camera Raw, la miglior scelta!

Il bianco e nero in Camera Raw, la miglior scelta!

Esistono vari metodi per applicare a una fotografia a colori un bianco e nero.

Si può ottenere andando nella scheda di “base” e spostando il cursore della “saturazione” a “-100”.

Oppure, basta andare nella scheda “HSL/Scala di grigio”.

HSL sta per tonalità, saturazione e luminanza.

Quindi ,a differenza del primo metodo, non stiamo andando a intervenire solo sulla saturazione portandolo a -100, ma anche sulla tonalità e sulla luminanza.

Per ottenere il bianco e nero cosa dobbiamo fare?

Basta cliccare su “converti in scala di grigio” e otterremo da subito la conversione in bianco e nero.

Come possiamo notare, automaticamente Adobe Camera Raw è andato a modificare tutti i parametri di ogni tono colore presenti nella nostra immagine. In tal modo, ha deciso di dare più o meno luminanza a dei toni colore.

Ottenuta la conversione non resta che ritornare nella scheda di “base” e modificare i vari parametri qui presenti per personalizzare il nostro bianco e nero.

Qui, trovate un video tutorial che ne spiega, con più dettagli, la procedura e le differenze tra i due metodi.

Buona visione a tutti! 😉

Provate e divertitevi cercando di trovare il vostro bianco e nero speciale 😉

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Tutorial: Adobe Camera Raw come creare un effetto di colori caldi!

 

Tutorial: Adobe Camera Raw come creare un effetto di colori caldi!

Molti sottovalutano il potenziale di questo plugin.

Ecco perché, ancora una volta, vi propongo un nuovo video “Tutorial: Adobe Camera Raw come creare un effetto di colori caldi!”

Voi che ne pensate? E’ possibile?

Guardate questo video e ditemi che ne pensate.

Non dimenticate di lasciarmi un like se vi va 😉

 

Ecco il link e Buona visione:”Tutorial: Adobe Camera Raw come creare un effetto di colori caldi!

Con Adobe Camera raw è possibile creare tanti altri effetti, come per esempio un”Effetto vintage drammatico” o un “Effetto stile Dragan“.

Cliccandoci sopra potete vedere i video.

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Nicoletta

 

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Tutorial: Come creare un effetto vintage drammatico?

Tutorial: Come creare un effetto vintage drammatico?

Ecco in arrivo un nuovo video tutorial!

Di cosa si tratta?

 

Esistono tante tecniche per creare un effetto drammatico nelle nostre foto.

Il 29 Agosto vi ho parlato dello stile Dragan, unico, fantastico e molto drammatico.

Se ancora non lo avete visto potete cliccare qui: “Tutorial: Effetto stile Dragan

Oggi, ho deciso di farvi vedere una tecnica vintage basandomi su una tonalità rossa, ma è una tecnica che potete usare per qualsiasi tonalità, provate, divertitevi con Adobe Camera Raw.

Ecco il link e Buona visione: “Tutorial: come creare un effetto vintage drammatico

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In alternativa, è possibile visitare direttamente la pagina : http://www.macromedia.com/support/documentation/en/flashplayer/help/settings_manager07.html È bene ricordare che se si eliminano i Cookies Flash o se ne si disattiva completamente la memorizzazione, alcuni siti web potrebbero non operare più nel modo atteso. I Flash Cookies possono essere impiegati, ad esempio, per forzare una nuova creazione di un Cookie HTTP tradizionale contenente le informazioni che esso ospitava precedentemente. 5. Altre minacce basate sui cookie Poiché i Cookies vengono trasmessi tra browser e sito web, un utente malintenzionato o una persona non autorizzata potrebbe intercettare la trasmissione dati e le informazioni relative ad essi. Anche se relativamente raro, questo fatto può accadere se il browser si connette al sito utilizzando per esempio una rete WI-FI non protetta. Altri attacchi basati sui Cookies coinvolgono le impostazione dei server. 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